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Maria Grazia Cutuli: la passione che spinge a mettersi in pericolo

Maria Grazia Cutuli, giornalista del Corriere della sra uccisa in un attentato in Afghanistan

Una strada stretta, dove non era possibile fare inversione di marcia e fuggire, una strada accidentata, piena di pietre, da percorrere solo con il fuoristrada. Lì si facevano i posti di blocco, lì i talebani intimavano l’alt e derubavano chi voleva passare, lì è morta la giornalista del Corriere della Sera Maria Grazia Cutuli. Morta ammazzata, uccisa dai colpi di kalashnikov. Con lei, a ricevere la stessa accoglienza, il giornalista spagnolo Julio Fuentes del quotidiano El Mundo e i due giornalisti dell’agenzia Reuters, l’australiano Harry Burton e l’afghano Azuzullah Haidari. Una terra di nessuno, ma territorio di guerra, una strada che è risultata fatale per chi era alla ricerca della verità, una verità che custodisce segreti, come la strada sterrata, piena di pietre e polvere che da Jalalabad arriva fino a Kabul, la capitale dell’Afghanistan e in cui hanno perso la vita persone spinte dalla passione per il proprio lavoro.

Quanto è alto il prezzo della verità? Una domanda che non trova risposta. Una domanda che per Maria Grazia Cutuli una risposta ce l’ha.

E’ il 19 novembre del 2001, l’attentato alle Torri gemelle è avvenuto appena da due mesi e l’Afghanistan non è un luogo sicuro per gli stranieri. Ma se sei un giornalista di guerra e sei sulla notizia più importante dell’anno, è nel posto più importante dell’anno che devi essere.

Il convoglio si sta dirigendo in direzione Kabul. La carovana è composta da una ventina di reporter, che sono partiti alle 5.30 della mattina (ora italiana) su otto veicoli. I giornalisti sono già da quasi due ore in marcia quando scatta l’assalto. L’attacco avviene mentre la carovana si sta addentrando in una zona di montagna, nei dintorni dell’area di Sarobi. I primi tre fuoristrada si allontanano dal resto della carovana e un gruppo di uomini armati di kalashnikov fanno fermare i veicoli e obbligano a scendere i quattro reporter oltre al traduttore – conducente. Sono momenti concitati, gli assalitori obbligano gli occupanti dei veicoli ad allontanarsi dalla strada, spingendoli verso una collina. Davanti al rifiuto dei giornalisti, i talebani cominciano a prenderli a sassate. Immediatamente dopo gli spari. E Maria Grazia Cutuli diventa la seconda vittima del terrorismo dopo Walter Tobagi.

Qualche giorno prima l’inviata del Corriere della Sera e il giornalista spagnolo Julio Fuentes avevano scoperto un deposito di gas Sarin abbandonato dai talebani dopo gli attacchi aerei dei B52 americani.
Il Sarin è una delle sostanze più velenose e letali prodotte in laboratorio. Un gas nervino che uccide al solo contatto con la pelle. Il deposito era situato in una zona un tempo inaccessibile, un tempo una delle fortezze di Bin Laden. Maria Grazia racconta del ritrovamento di un liquido giallo e pastoso, contenuto in venti fiale di vetro. Per lei si tratta senza dubbio di gas Sarin. Nella base dove viene rinvenuto il gas ci sono anche quaranta container di grosse dimensioni. Alcuni di essi portano etichette di aziende statunitensi.

Sarà un caso che quel deposito non sia mai stato colpito dall’aviazione americana? E, soprattutto, sarà un caso che Maria Grazia Cutuli sia stata uccisa proprio il giorno in cui era stata pubblicata la notizia della scoperta?

Oggi sulla morte di Maria Grazia Cutuli c’è una sentenza penale e una verità: omicidio politico. I giudici della Corte di Cassazione delinenano il movente dell’agguato. Certamente un messaggio contro la stampa internazionale.

“Dobbiamo salvaguardare la memoria di Maria Grazia Cutuli – le parole dell’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi – e di tutti coloro che per informarci, per farci conoscere, stanno svolgendo un compito molto difficile in Afghanistan. Maria Grazia Cutuli si trovava in Afghanistan per svolgere una funzione di doverosa informazione in una zona difficile e martoriata dalla guerra civile”.

Quanto è alto il prezzo della verità?

 

 

SCHEDA

Dopo un esordio come collaboratrice del quotidiano La Sicilia e dell’emittente televisiva Telecolor, per i quali si occupa di spettacoli, Maria Grazia Cutuli si trasferisce a Milano, dove lavora prima al periodico Centocose, edito da Mondadori, e poi ad Epoca: con questa ed altre piccole collaborazioni diventa una giornalista professionista, prima di iniziare una collaborazione con l’UNHCR, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di rifugiati. Qui matura un’esperienza nel campo della politica estera, la vera passione della giornalista catanese, che a metà degli anni novanta passa al Corriere della Sera, dal quale ottiene quattro contratti a termine a partire dal luglio 1997, fino ad essere assunta a tempo indeterminato il 2 luglio 1999.

La svolta per la sua carriera arriva il 13 settembre 2001, quando dopo gli attentati alle Torri gemelle di New York viene inviata in Afghanistan: partita per Gerusalemme, da qui si sposta in Pakistan e poi in Afghanistan, dove perde la vita in un agguato ad opera dei talebani il 19 novembre 2001.

 

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