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Lectio magistralis di Stefano Rodotà: “Internet non ha sovrani”

Stefano Rodotà

di Alberto Canonico

Tutti occupati i posti a sedere al Suor Orsola Benincasa per la lectio magistralis di Stefano Rodotà. Un tema di attualità come quello che lega tecnologia e diritto non poteva non interessare la platea dei futuri giuristi presenti al convegno.

Internet è lo spazio pubblico più grande che la comunità abbia mai conosciuto. Oggi sono circa 2 miliardi le persone che si identificano nella natura libertaria della rete, ma Rodotà sin da subito avverte: “L’autoregolamentazione non funziona e una parte significativa del popolo della rete si è convinta che sia necessaria una maggiore consapevolezza istituzionale”.

Sono tante le domande a cui il professore cerca di dare risposte. Parla della necessità di riconoscere l’accesso a Internet come diritto fondamentale e come esempio cita l’America, che ha stanziato più di 25 miliardi di dollari per rendere la rete accessibile a tutti gratuitamente.

Rodotà non manca di far sapere il suo punto di vista sulla questione Google – Cina . Il colosso americano in questi giorni ha deciso di reindirizzare i propri utenti cinesi sul sito web di Honk Kong per aggirare il problema censura posto dallo stato cinese. Secondo il professore tra due grandi potenze, che a detta di tutti saranno nei prossimi anni destinate a governare il mondo, è nato un conflitto su un diritto fondamentale come quello alla libertà di espressione e alla negazione della censura. Google sta tentando in questo caso di legittimarsi agli occhi del mondo come un’istituzione che cerca di preservare i diritti fondamentali degli uomini.

Riprendendo una vecchia affermazione dello studioso e storico Christopher Lasch, Rodotà afferma che Internet è vista anche come luogo dove si esercitano virtù civiche. Il riferimento è chiaramente a Facebook. In rete non c’è isolamento, c’è piuttosto una conversazione ininterrotta. “Ma questo stare in rete distrugge la convivialità e il rapporto con gli altri?” si chiede il professore. Marshall McLuan profetizzò che il computer avrebbe distrutto le relazioni sociali rendendo l’uomo solo davanti al suo schermo. Rodotà afferma che la profezia non si è avverata, il problema è capire la qualità dei rapporti che oggi instauriamo attraverso i social network. Di certo è nata una sfera pubblica globale. Rodotà cita Warhol: “Ognuno avrà 15 minuti di celebrità. Oggi sta succedendo esattamente questo”.

Viene affrontato poi il problema dell’identità. Ognuno di noi quando naviga lascia tracce e chiunque se ne può impossessare. Qui il diritto dovrà trovare le giuste contromisure e l’ex presidente dell’Autorità garante della privacy conclude la lezione affermando che è possibile cominciare a pensare a una convenzione internazionale per la protezione dei propri dati personali su Internet.

La lezione finisce tra gli applausi e resta forte l’idea che viviamo sempre più in uno spazio che la tecnologia rende planetario e che sia necessaria una maggiore preparazione per affrontare questo nuovo mondo.

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